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NewsSostenibilità3 min di lettura

Bilancio di sostenibilità: la CSRD si è ristretta, la filiera no

La direttiva Omnibus ha alzato le soglie e tolto dall'obbligo la gran parte delle imprese. Le richieste di dati ESG, però, arrivano lo stesso.

Il 26 febbraio 2026 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea la Direttiva (UE) 2026/470, che modifica in modo sostanziale la CSRD riducendone il perimetro di applicazione.

Le nuove soglie sono nette: l'obbligo di rendicontazione di sostenibilità è ora circoscritto alle imprese e ai gruppi che superano congiuntamente la media annua di 1.000 dipendenti e ricavi netti superiori a 450 milioni di euro. L'applicazione decorre dall'esercizio 2027, con pubblicazione nel 2028. Gli Stati membri, Italia compresa, devono recepire le modifiche entro il 19 marzo 2027.

Per la quasi totalità delle imprese italiane la conclusione è semplice: l'obbligo di legge non c'è, e non arriverà negli anni successivi.

Perché il tema non è chiuso

Chi ha letto la notizia come una liberazione rischia di trovarsi impreparato, perché l'obbligo normativo non è mai stato l'unico motore della rendicontazione.

I dati ESG continuano a essere richiesti da tre direzioni:

  • le grandi imprese obbligate, che per rendicontare la propria catena del valore devono raccogliere informazioni dai fornitori, cioè da chi obbligato non è
  • il sistema bancario, che integra i fattori di sostenibilità nella valutazione del merito creditizio
  • i bandi pubblici e privati, dove criteri ambientali e sociali pesano sempre più spesso in fase di aggiudicazione

Il risultato è che l'onere informativo, per una PMI che lavora in filiera, non diminuisce: cambia solo l'interlocutore che lo impone. E arriva sotto forma di questionari eterogenei, uno diverso per ogni cliente.

Cosa conviene fare adesso

Il passaggio utile è smettere di ragionare in termini di adempimento e cominciare a ragionare in termini di dato disponibile. Le informazioni che quei questionari richiedono (consumi energetici, composizione dell'organico, infortuni, formazione erogata, politiche di parità) sono in larga parte dati che l'azienda già produce, ma sparsi fra sistemi diversi e non consolidati.

Una rendicontazione volontaria, calibrata sulla dimensione reale dell'impresa, ha due effetti concreti: risponde una volta sola a domande che altrimenti tornano dieci volte, e trasforma un costo di compliance in un argomento commerciale.

Il legame con i dati del personale

Buona parte degli indicatori sociali di un bilancio di sostenibilità nasce dai sistemi di gestione del personale: organico per genere e inquadramento, turnover, ore di formazione, divario retributivo, infortuni. Se quei dati sono strutturati e affidabili nel gestionale paghe, la rendicontazione smette di essere un progetto a sé e diventa un'estrazione.

È il punto da cui preferiamo partire. Ne parliamo volentieri.